Vi siete mai chiesti perché l’Avana è una città così romantica? Certo ci sono molti ingredienti di quello che nel nostro immaginario è espressione di romanticismo. Il mare aperto con i suoi capricci a volte mite e sereno, altre volte furioso come un innamorato tradito. I tramonti su quel malinconico mare privo di barche che vanno e vengono. La musica onnipresente e così alta che sembra voglia raggiungere la cima delle palme.

E quando ci voltiamo e ci addentriamo nella città dov’è il romanticismo? E’ nell’architettura dell’Avana. L’architettura habanera che ci gioca dei tranelli, più è decadente più ci piace. O forse è quel senso di urgenza di vedere case e palazzi che non saranno li ancora per molto, quasi come in quel principio economico che si chiama “scarsità”, anche se case decadenti a Cuba non scarseggiano.

La ricchezza del patrimonio architettonico cubano

L’Avana infatti pian piano perde un ricchissimo patrimonio artistico e architettonico, uno dei più belli di tutta l’America latina. Un miscuglio eclettico, e perdonate la ripetizione dei concetti, unico nel suo genere tra le correnti europee e spagnole e quello che a Cuba si può fare rapidamente con entusiasmo, con quello che c’è già.

Questo mix ha tale portata che nella religione il sincretismo tra gli dei cattolici e il pantheon africano degli schiavi, porta ad avere uno stesso Dio per due culture diverse, succede nella musica trasformata in continuazione, nel mondo culinario con i moros e i cristiani, nome mutuato da una festa spagnola, diventa un piatto creolo. Anche l’architettura naturalmente segue la storia dapprima coloniale e dopo neo-coloniale, là si ferma però fino ai tempi nostri.

Il legame con la Spagna produce la ricchezza delle costruzioni coloniali sia per usi abitativi di rango, che edifici pubblici. Ma questa linearità viene interrotta stranamente dal fatto contrario e cioè dalla perdita della colonia da parte della Spagna, all’inizio del ventesimo secolo. Fu allora che gli spagnoli ricchi e sopratutto i catalani, per paura di perdere l’appiglio con questa gallina delle uova d’oro, si trasferirono a Cuba. Con loro fece la sua comparsa l’Art Nouveau di Gaudi, ma anche altre correnti franco- belghe e tedesche.

Il modernismo catalano trapiantato

Questo modernismo “criollo” durò solo pochi anni dal 1905 al 1914, poi la guerra mondiale cambiò le priorità insieme alle nuove regole sociali, sia economiche che architettoniche. Fino a poco tempo fa’ il modernismo “criollo” non era stato degno di nota e neanche di studio. Solo recentemente la comunità europea ha dedicato un programma di individuazione e conservazione in tutto il mondo e anche a Cuba che, di queste manifestazioni di Art Nouveau ha almeno 71 edifici senza contare quelli che sono andati perduti.

Molti di questi edifici sono all’Avana vecchia “intramura” e sono più che altro rifacimenti e abbellimenti di vecchie facciate coloniali. La concentrazione più importante l’abbiamo in calle Cardenas via che portava fuori città proprio perché era un lotto di nuova costruzione nel 1897.

Due in particolare sono quelle ristrutturate dalle istituzioni per la salvaguarda del Patrimonio Culturale dell’Avana. Una in calle Mercaderes ben visibile è la Casa de los Pelicanos chiamata cosi proprio per i due grandi pellicani di cemento, che incorniciano la porta di legno intarsiata con forme floreali. Potrete ammirala mentre andate a gustare un’ottima cena a La Paladar Los Mercaderes proprio li vicino.

Altro esempio, degno di nota, secondo nella lista delle grandi ristrutturazione, si tratta di un intero palazzo: Palacio Cueto ex magazzino di cappelli poi comprato dal signor Cueto e diventato L’Hotel Vienna. Oggi il progetto è far rivivere l’Albergo con lo stile Liberty di una volta all’interno e all’esterno. Per il momento possiamo fare l’umarell all’Avana e osservare il lento avanzare dei lavori ancora più lento a queste latitudini.

Cubana di nascita a Milano da più di 20 anni. Ho visto mettere la Fontana del Castello, inaugurare il museo del 900 e la Darsena, forse assisterò anche alla apertura dei Navigli, chissà, intanto vivo la città al meglio possibile.

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